Chi è Julian Assange e perchè è importante

di Carlotta Cappelli

Sono passati tredici anni da quando la storia delle democrazie occidentali venne profondamente segnata. Migliaia di persone rimasero immobili per pochi minuti, osservando esterrefatte un video di un gruppo di 18 civili iracheni massacrati, quasi per divertimento, da due elicotteri pilotati da una squadra dell’esercito statunitense.

Collateral murder è il titolo che Julian Assange, allora uno sconosciuto hacker australiano, diede al video da lui divulgato e che gli costò la libertà per cui ancora oggi lotta dal carcere inglese di Belmarsh (ormai conosciuto come la Guantanamo inglese).



Chi è Julian Assange?

Programmatore informatico e giornalista, fondò nel 2006 Wikileaks, un sito web ideato per diffondere materiali ufficiali censurati o coperti da segreto, che riguardano guerra, spionaggio e corruzione, tra altre cose. Intorno al sito si creò presto una vera e propria rete di informazione top secret, garantendo ai collaboratori l’anonimato. Lo scopo era evidente: portare alla luce notizie scomode, nascoste dai Governi, aprendo gli occhi ai cittadini sulla vera natura di questi e delle varie agenzie di spionaggio (prima fra tutte la CIA).

Ma perché il creatore di una così efficace fonte d’informazione, libera e verace, è in carcere in un paese civilizzato come l’Inghilterra?

Pochi mesi dopo l’accaduto, il giornalista australiano venne arrestato per presunto stupro e molestie, a seguito dell’accusa di un tribunale svedese. Assange negò dal primo momento denunciando il complotto. La paura di essere estradato lo portò però a doversi rifugiare nell’ambasciata ecuadoriana a Londra. Ottenne asilo politico (grazie all’allora presidente Rafael Correa), ma questo gli venne revocato nel 2019 (dal nuovo presidente Lenín Moreno) per “violazioni della convenzione internazionale”.

Assange è stato poi arrestato dalla polizia britannica, ma dato il pericolo che una sua consegna agli americani rappresenterebbe per la sua salute psico-fisica, non viene ancora estradato negli Stati Uniti, dove, in base allo Espionage Act (la legge statunitense contro i reati di spionaggio), lo aspettano 17 capi d’accusa. La condanna ammonterebbe alla spasmodica cifra di 175 anni di carcere.

Assange è rinchiuso da quattro anni in prigione in Inghilterra, da dove aspetta di essere estradato da un momento all’altro. Nel 2022 è stata accolta la richiesta di estradizione degli USA dall’Alta Corte di Londra.

Il supporto ad Assange.

Attualmente, soprattutto grazie al lavoro dell’avvocato Stella Moris che ha sposato la causa nel 2011 (e lo stesso Assange in seguito), l’attivista australiano conta su un numero alto di sostenitori: persino le cinque testate coinvolte inizialmente nelle rivelazioni di Wikileaks, e che lo avevano vigliaccamente abbandonato (Guardian, New York Times, Le Monde, Der Spiegel, El País) si sono rivolte, con una lettera aperta all’allora vicepresidente Joe Biden, chiedendo che le accuse contro Assange venissero ritirate, in nome del diritto all’informazione e alla libertà di stampa. Mancano all’appello La Repubblica e L’Espresso.

Anche intellettuali come Noam Chomsky, Daniel Ellsberg e Alice Walker si sono schierati, dichiarando:
«È un momento triste per la democrazia occidentale. La decisione del Regno unito di estradare Julian Assange nella nazione che ha complottato per assassinarlo, la nazione che vuole imprigionarlo per 175 anni per aver pubblicato informazioni veritiere nell’interesse pubblico, è un abominio».

Nel frattempo, in seguito all’evento del 2010, continuano ad essere pubblicate notizie di omicidi di civili non dichiarati in Iraq e Afghanistan, da parte dell’esercito statunitense. Si accumulano i documenti che dimostrano le torture (come il Waterboarding o la privazione del sonno) e la detenzione di innocenti a Guantanamo per anni. Insomma, si può affermare che il vaso di Pandora è aperto, e probabilmente questa è solo la punta dell’iceberg.

La biografia di Julian Assange suscita in noi domande sulla qualità delle nostre istituzioni democratiche e dei valori che riteniamo di aver conquistato negli anni.

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